23) Heidegger. La prima di tutte le domande.
Heidegger considera la prima di tutte le domande la seguente:
Perch vi  in generale l'essente e non il nulla? e la definisce
la domanda pi vasta, pi profonda e pi originale.
M. Heidegger, Einfrung in die Metaphysik [Introduzione alla
metafisica] (vedi manuale pagina 424 e 426)
Perch vi , in generale, l'essente e non il nulla? Ecco la
domanda. Non si tratta, presumibilmente, di una domanda qualsiasi.
E' chiaro che la domanda:  Perch vi , in generale, l'essente e
non il nulla?  la prima di tutte le domande. Non certo la prima
per quanto riguarda l'ordine temporale. I singoli, e anche i
popoli, si pongono una quantit di domande nel corso del loro
sviluppo storico attraverso i tempi; affrontano, esplorano,
indagano ogni sorta di cose prima d'imbattersi nella domanda:
Perch vi , in generale, l'essente e non il nulla?. Capita a
molti di non imbattersi addirittura mai in una simile domanda, n
di chiedersene mai il significato: dato che non si tratta di
fermarsi alla pura e semplice enunciazione, sentita o letta, della
frase interrogativa, ma di formulare la domanda, di farla sorgere,
di porla, di immettersi nella necessit di questo domandare.
Eppure, capita a ciascuno di noi di essere, almeno una volta e
magari pi d'una, sfiorato dalla forza nascosta di questa domanda
senza tuttavia ben rendersene conto.
[...].
Essa  tuttavia sempre la prima in un altro senso: per il suo
rango. Ci risulta evidente da un triplice punto di vista. La
domanda: Perch vi , in generale, l'essente e non il nulla?
reclama il primo posto anzitutto perch  la pi vasta, in secondo
luogo perch  la pi profonda, infine perch  la pi originaria.
Si tratta della domanda di pi vasta portata. Essa non si ferma ad
un ente qualsiasi, ma investe tutto l'essente nel suo senso pi
lato, n si limita al dato attuale, ma riguarda anche quanto 
stato per l'addietro e sar in futuro. L'estensione di questa
domanda non incontra nessun limite se non in ci che non  n sar
in alcun modo, ossia nel nulla. Tutto ci che non  un nulla
ricade sotto questa domanda, ed infine lo stesso nulla: non gi
perch esso divenga qualcosa dal momento che ne parliamo, ma
perch  il nulla. La nostra domanda  di cos vasta portata che
non sapremmo oltrepassarla. Essa non verte su questo o su
quell'ente in particolare, n sull'intera serie degli enti, ma
sull'essente in toto, o, come vedremo meglio pi avanti,
sull'essente nella sua totalit come tale.
Per il fatto che questa domanda  la pi vasta,  anche la pi
profonda. Perch vi , in generale, l'essente...? Chiedere
perch  come chiedere: quale ne  la ragione, il fondamento
(Grund)? Da quale fondamento l'essente proviene? Su quale
fondamento si basa? A quale fondamento risale? La domanda non
concerne questo o quell'aspetto dell'essente, n il suo essere qua
o l, n come  fatto o come pu risultare modificato o venire
utilizzato, e via dicendo. Il domandare mira al fondamento
dell'essente in quanto essente. Cercare il fondamento significa
indagare la ragione, investigare. Tutto ci che viene investigato
si rapporta al fondamento. Solo che, per il fatto dello stesso
domandare, rimane incerto se questo fondamento sia veramente
fondante, se realizzi la fondazione, se sia un fondamento
originario (Ur-grund); ovvero se questo fondamento rifiuti la
fondazione, se sia assenza di fondamento (Ab-grund); o se, infine,
non sia n una cosa n l'altra, ma presenti solo un'apparenza,
forse necessaria, di fondazione, costituendo cos solo un non-
fondamento (Un-grund). Comunque sia, la domanda va in cerca di una
risposta decisiva perseguendola in un fondamento che fondi,
giustifichi l'essente come tale in ci che esso . Tale domanda
sul perch non ricerca, per l'essente, cause della stessa natura o
poste sul medesimo piano di esso. Essa non si muove su di un piano
indifferente o solo in superficie, ma penetra nella zona pi
profonda, proprio fino all'ultimo, fino al limite: rifuggendo da
qualunque superficialit e appiattimento tende al profondo,
cosicch, oltre che come la pi ampia, si presenta nel contempo,
fra tutte le domande pi profonde, come la pi profonda.
Infine, in quanto  la domanda pi ampia e profonda, si presenta
anche come la pi originaria. Che cosa si deve intendere con
questo? Se ci si rende conto di tutta l'ampiezza di questa
domanda, che problematizza l'essente come tale nella sua totalit,
apparir chiaro che essa non concerne in alcun modo questo o
quell'ente singolo in particolare. Ci che noi intendiamo
considerare  proprio l'essente nella sua totalit, senza alcuna
preferenza particolare. Tuttavia c' un essente che si fa avanti
sempre di nuovo con insistenza in questo domandare: quello degli
uomini stessi che pongono la domanda. Pure, in questa domanda, non
deve trattarsi di un qualche ente particolare. In ragione della
sua portata illimitata tutti gli enti per essa si equivalgono. Un
qualunque elefante in una qualsiasi foresta vergine dell'India 
altrettanto essente che un qualsiasi processo chimico di
combustione sul pianeta Marte, o quel che si voglia.
Se intendiamo dunque perseguire nel suo vero significato e fino in
fondo la domanda: Perch vi , in generale, l'essente e non il
nulla?, bisogna evitare di porre in primo piano un ente
particolare, anche l'uomo. Perch, che cos' in fondo
quest'essente? Raffiguriamoci la terra nell'Universo, per entro
l'oscura immensit dello spazio. Al suo confronto, essa  come un
minuscolo granello di sabbia fra il quale e il pi prossimo
granello della stessa grandezza si estendesse un chilometro e pi
di vuoto: sulla superficie di questo minuscolo granello di sabbia
vive un ammasso caotico, confuso e strisciante, di animali che si
pretendono razionali e che hanno per un istante inventato la
conoscenza (confronta Nietzsche, Sulla verit la menzogna in senso
extramorale, 1873, opera postuma). E che cos' mai l'estensione
temporale di una vita umana nel giro di tempo di milioni di anni?
Appena uno spostamento della lancetta dei secondi, un breve
respiro. Non sussiste alcun motivo perch, per entro all'essente
nella sua totalit, si debba porre in primo piano quell'essente
chiamato uomo, alla cui specie noi stessi per caso apparteniamo.
M. Heidegger, Introduzione alla metafisica, , Mursia, Milano,
1990, pagine 13-16.
